ACQUISTA CON WHATSAPP 333/3464142
Carrello 0
0
CARRELLO
PROFILO

Il tuo carrello

Il tuo carrello è vuoto

Prodotti: 0
Totale prodotti: € 0,00

Vai al carrello

Lattoferrina: una speranza in più contro il Covid 19?

07/09/2020

Sembra ancora lontano il periodo di raffreddori e influenze, ma in tempo di pandemia è sempre il momento giusto per aiutare il nostro sistema immunitario ad essere efficiente, soprattutto adesso, che la stagione calda sta per lasciare il posto a quella più fresca e saremo più esposti a virus e batteri in circolo.

Prima di tutto dobbiamo cercare di agire sullo stile di vita perché il nostro sistema immunitario sia in equilibrio e in salute, quindi avere una dieta varia e ricca di micronutrienti, fare movimento costante, dormire bene e ridurre lo stress.

Ci sono poi loro, le Piante officinali che modulano e stimolano il sistema immunitario, che ci possono dare un sostegno in più: sono diverse e, a seconda delle esigenze di ognuno di noi, possono essere scelte per aiutarci ad essere più forti e pronti all'attacco dei patogeni.

C'è poi una proteina di derivazione animale, che è usata da sempre come antivirale e per la sua azione antinfiammatoria, che ultimamente ha destato particolare attenzione per via di studi (sia in vitro che in vivo) condotti dal Policlinico Tor Vergata e dall'Università La Sapienza di Roma. Studi che mettono in evidenza la sua azione antivirale anche contro il virus Covid 19.

Questi studi nascono dalla considerazione, derivata dall'approfondimento scientifico, che durante la fase cruciale della pandemia i bambini, pur venendo contagiati dal virus, hanno avuto sintomi decisamente più lievi degli adulti e solo in rarissimi casi l'infezione si è aggravata.

Molto probabilmente questo è stato dovuto al ruolo dell'immunità innata dei più piccoli, che svolge un'azione più efficace nei confronti del Covid 19 rispetto agli adulti, che invece hanno sviluppato un'immunità acquisita.

A questo punto occorre una postilla per differenziare l'uno e l'altro tipo di immunità.

Quella "innata" (detta anche naturale o aspecifica) è presente alla nascita, non si acquisisce tramite esposizione e contatto con i patogeni e non fornisce una protezione continua contro infezioni future.

Quella "acquisita" (detta anche adattiva o specifica) è invece dovuta al contatto con patogeni e sviluppa una memoria verso di essi, ricordandoli. Il suo sviluppo richiede tempo, ma una volta sviluppata, riconoscerà gli invasori esterni e la sua risposta verso di essi sarà pronta e veloce, rapida ed efficace.

I modulatori e stimolatori del sistema immunitario (per esempio le Piante officinali con queste azioni) agiscono proprio su questo tipo di immunità, in modo che la sua risposta sia la più forte e incisiva possibile.

Detto questo, torniamo agli studi sulla Lattoferrina.

Nei bambini il loro sistema di difesa innato (perché ancora non hanno sviluppato quello "acquisito") sembra giocare un ruolo fondamentale contro il Covid 19.

Ma il sistema immunitario dei più piccoli da che cosa deriva?

Dal latte materno.

Da qui la deduzione che la Lattoferrina, contenuta nel latte materno, e già usata come rinforzo immunologico per le sue proprietà, possa proteggere in maniera specifica anche dall'infezione da Covid 19 e anche i soggetti adulti. E da qui sono partiti gli studi a riguardo.

Ma che cos'è e cosa fa esattamente la Lattoferrina?

La Lattoferrina è una proteina di fondamentale importanza per il trasporto del ferro nel sangue. Possiede anche notevoli proprietà antiossidanti, immuno-modulatrici e anti-microbiche perché impedisce ai patogeni (virus, batteri, funghi) il loro passaggio nelle cellule della mucosa respiratoria e intestinale. La sua resistenza all'azione proteolitica degli enzimi gastrici, le permette di raggiungere l'intestino senza venire modificata e qui esplicare la sua funzione protettiva.

Agisce proprio in virtù della sua capacità di trasportare il ferro nel sangue, sottraendolo al metabolismo dei microrganismi patogeni, che dipendono da esso per la loro moltiplicazione e adesione alla mucosa intestinale, causandone la morte ed eliminandoli. 

Questo soprattutto nel caso di batteri e funghi.

Per quanto riguarda la sua attività anti-virale, viene svolta grazie alla sua capacità di legarsi alla membrana delle cellule e bloccando così l'entrata dei virus e contribuendo comunque a rallentare i processi infettivi.

Proprio per il suo modus operandi, non è un caso il fatto che si concentri a livello di molte mucose, che rivestono la superficie interna delle cavità e dei canali dell'organismo comunicanti con l'esterno e quindi più esposti agli attacchi dei patogeni, cioè l'apparato respiratorio e quello intestinale.

La Lattoferrina è particolarmente abbondante nel colostro, il primo latte che viene prodotto dalla mamma dopo il parto: per questo è importante l'allattamento con latte materno naturale. È in grado tra l’altro di esplicare un'efficace azione protettiva nei confronti dei batteri buoni della mucosa intestinale del neonato, che viene così difeso dai patogeni responsabili delle gastroenteriti (coliche del neonato).

Con il passare dei giorni la concentrazione di Lattoferrina si riduce e parallelamente le difese del piccolo si sviluppano.

Da diversi studi, sia su modelli umani sia animali, su questa proteina si evince come sia dotata di interessanti proprietà antinfettive, immunomodulatorie e protettive nei confronti dell'intestino.

Durante le terapie antibiotiche può essere utile perché aumenta la suscettibilità dei batteri alla terapia farmacologica e promuove la crescita dei batteri intestinali benefici (che non dipendono dalla presenza del ferro).

Siamo al cospetto di una sostanza in grado di rendere più facile e veloce l'azione immunologica e di creare un ambiente inospitale agli agenti patogeni, tra cui sembra anche il Covid 19.

Gli studi effettuati a riguardo su pazienti positivi al virus asintomatici o con sintomi lievi riguardano una formulazione liposomiale di Lattoferrina somministrata per uso orale ed intranasale.

I risultati ottenuti poi su pazienti positivi e sintomatici hanno dimostrato l'efficacia della Lattoferrina nel favorire, senza effetti avversi, la remissione dei sintomi clinici e la negativizzazione del tampone già solo dopo 12 giorni dal trattamento.

Questi studi al momento in cui scrivo questo articolo non sono ancora stati pubblicati, o pubblicati solo in parte, e sono stati effettuati "solo" su 50 soggetti, motivi per cui tanti sono suoi detrattori e sono scettici sul suo utilizzo, sostenendo di non cantare vittoria.

Ma visto che ad oggi sembra non ci sia ancora trattamento adeguato ed efficace per la cura (a parte il plasma di soggetti che hanno sviluppato gli anticorpi al Covid, l'idrossiclorochina e il cortisone), prenderla in considerazione e concentrarsi in studi più approfonditi forse potrebbe essere una strada da non sottovalutare.

Anche perché accanto a questi studi in vivo ce ne sono altri in vitro che confermano l'azione antivirale della Lattoferrina su Sars Cov2, bloccando le fasi iniziali dell'interazione virus-cellula.

Sebbene il tratto respiratorio sia il primo portale di entrata del virus Covid 19, è stata messa in evidenza la possibilità di un coinvolgimento anche del tratto gastro-intestinale, ipotizzando un'azione bi-direzionale lungo l'asse polmone-intestino: cioè le endotossine e i metaboliti microbici potrebbero risalire dall'intestino e influenzare il polmone attraverso la circolazione, mentre l'infiammazione polmonare potrebbe influenzare la salute dell'intestino e quindi del sistema immunitario che ha sede qui.

Quindi una molecola come la Lattoferrina, che protegge le mucose sia intestinali che delle vie respiratorie, diventa ancora più interessante da studiare ulteriormente.

Ma cosa fa nel nostro organismo un coronavirus?

I virus appartenenti alla famiglia dei coronavirus (classificati così per la caratteristica forma a corona delle particelle virali) riconoscono la cellula che li ospita tramite proteine collocate sulla loro superficie esterna (le proteine S).

Il legame che si forma con l'ospite consente alla particella virale di fondersi con la membrana cellulare dell'ospite e questo crea veloci reazioni a catena che portano a conseguenze quali vasculite sistemica e tromboembolia. La vasculite, che è un’infiammazione dei vasi sanguigni, in parole povere impedisce all’ossigeno di passare negli alveoli polmonari per mezzo del torrente circolatorio perché si formano coaguli e trombi (cioè i vasi si ostruiscono fino a chiudersi).

Inoltre il virus Covid 19 interagisce direttamente con l'enzima che velocizza l’attività dell’angiotensina. L'angiotensina è un ormone che è presente sulla membrana delle cellule polmonari ed è un potente vasocostrittore e la sua stimolazione incentiva l'innalzamento della pressione sanguigna.

La maggior parte delle persone affette da Covid 19 mostra sintomi moderati quali febbre, tosse, mal di testa, affaticamento, in certi casi diarrea, e ha un recupero senza conseguenze. Il sintomo comune a quasi tutti i sintomatici è la perdita del gusto e dell’olfatto durante l’infezione.

Circa il 15% sviluppa polmonite severa e circa il 5% una sindrome respiratoria acuta con shock settico e insufficienza d'organo associati a mortalità.

Fra i fattori che influenzano l'infezione virale e i processi infiammatori che ne seguono, il ferro gioca un ruolo cruciale xchè da una parte favorisce la progressione virale e dall'altra esacerbando il processo infiammatorio.

Il ferro è un elemento fondamentale per tutte le cellule dell'uomo, ma se presente in eccesso può essere dannoso per le stesse. Per questo è importantissimo il suo controllo attraverso la sua omeostasi, cioè il mantenimento di sue concentrazioni equilibrate tramite il suo trasporto da zone più concentrate a zone meno concentrate.

Questo trasporto avviene attraverso proteine, tra cui la Lattoferrina.

Durante un'infezione virale questa omeostasi viene perturbata, si verifica un sovraccarico di ferro all'interno delle cellule e questo facilita la moltiplicazione e la conseguente diffusione del virus.

Come accennato prima, fra le diverse terapie provate, il plasma contenente anticorpi sembra essere un trattamento importante, anche se ancora in sperimentazione.

Mentre è stata dimostrata l'efficacia della clorochina in vitro.

Sarebbe di primaria importanza aumentare le difese dell'ospite rinforzando e proteggendo il tratto respiratorio e la mucosa intestinale. E magari prendere in considerazione anche metodi alternativi di trattamento, tra l'altro senza effetti collaterali, in grado di rinforzare il sistema immunitario e di inibire l'infezione virale, così come di ristabilire i livelli di ferro e l'omeostasi infiammatoria. Uno di questi è rappresentato dalla Lattoferrina, che è in grado di regolare l'infiammazione e di potenziare la risposta immunitaria grazie alla sua alta affinità per il ferro, che sottrae ai virus e batteri.

Il suo effetto anti-virale si verifica nelle fasi precoci dell'infezione, prevenendo l'entrata delle particelle virali nelle cellule ospiti, bloccando i recettori cellulari. Tuttavia è in grado di esercitare una importante attività antivirale anche quando viene assunta a seguito della infezione.

Due sono le caratteristiche fondamentali che un integratore a base di Lattoferrina deve avere perché sia valido: il suo assorbimento veloce, che la renda subito biodisponibile, la sua concentrazione, che deve essere di almeno 60 mg per dose, e anche la sua provenienza di estrazione.

Riguardo a quest'ultimo punto, ci teniamo a sottolineare che noi di Clorofilla abbiamo scelto una Lattoferrina da latte di asina certificato.

Perché da latte di asina?

Perché è quello più affine a quello umano in quanto ha caratteristiche simili.

E anche perché grazie al suo utilizzo viene salvaguardato un animale a rischio estinzione: infatti l'utilizzo del loro latte ha fatto aumentare esponenzialmente il numero dei capi negli allevamenti.

Allevamenti in cui la salute e il benessere dell'animale viene prima del guadagno.

Gli asini vengono allevati in pieno regime di libertà e in luoghi dove l'inquinamento ambientale è il più lontano possibile.

Gli asinelli vengono allattati senza sottrarre loro il latte, infatti soltanto una minima parte, quello in più, viene utilizzata. È una scelta che incide anche pesantemente sulla produzione, ma è assolutamente condivisa da noi perché è a favore della salvaguardia degli animali e della loro crescita sana.*

*L'asina produce mediamente 8 litri di latte al giorno, dei quali 6,5 vengono utilizzati dal suo piccolo e 1,5 indirizzati alla vendita.