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Teoria delle segnature: i segni nascosti nella Natura

09/11/2020

Se osservate la forma di una noce vi accorgerete che richiama la struttura della corteccia cerebrale.
Quindi la noce fa bene al cervello?
Ebbene sì!
Le analogie morfologiche erano un concetto caro ad Egiziani, Cinesi, Indiani, alchimisti Medioevali. E da questo concetto si arriva alla Teoria delle Segnature di Paracelso.
 
Segnatura in latino significa “firma”.
Quella che la Natura traccia e sta a noi poi interpretare.
La dottrina delle segnature è un’antica forma di conoscenza che studia l’aspetto, o appunto il “segno”, con cui ogni elemento naturale, che sia animale, vegetale o minerale, si presenta, svelando per analogia la sua funzione terapeutica delle parti del corpo più simili ad esso.
 
Questa dottrina, sviluppata durante il Medioevo e il Rinascimento, da medici, botanici e alchimisti, si basava sulla corrispondenza filosofica e magica tra il macrocosmo (il Mondo) e il microcosmo (l’uomo), trovando un rapporto di affinità tra essi, per cui una noce è in relazione col cervello e un fagiolo con i reni per la somiglianza nelle forme.
 
Questa credenza, applicata alle Piante medicinali, si estendeva a nessi non solo con le forme, ma anche coi colori, posizioni, odori e altre caratteristiche.
E quando ancora la farmacologia non esisteva, i medici antichi utilizzavano solo le Piante per curare e mantenere in salute il corpo, seguendo la teoria delle segnature e associando quindi gli estratti erbali agli organi che necessitavano di trattamento.
 
Accenni a questa teoria sono presenti in alcuni scritti di Ippocrate e Galeno, ma è con Paracelso che la sua applicazione si fece forte. Egli sosteneva che il medico non doveva assolutamente trascurare la “forma dei Semplici” quando individuava una diagnosi e prescriveva una terapia.
Col termine “Semplici” infatti venivano indicate le Piante officinali.
 
Il presupposto teorico alla base di questa dottrina si ritrova negli scritti di Plotino, un filosofo greco, fondatore del neoplatonismo. Il filosofo affermava, infatti, che “ogni essere che si trova nell'universo, secondo la sua natura e costituzione, contribuisce alla formazione dell'universo stesso, col suo agire e con il suo patire, nella stessa maniera in cui ciascuna parte del singolo animale, in ragione della sua naturale costituzione, coopera con l'organismo nel suo intero, rendendo quel servizio che compete al suo ruolo e alla sua funzione. Ogni parte, inoltre, dà del suo e riceve dalle altre, per quanto la sua natura recettiva lo consenta".
Da queste parole possiamo capire come concepivano gli antichi il mondo: cioè esiste una correlazione e corrispondenza tra tutte le cose perché la Natura è un unico organismo vivente, costituito da più parti, proprio come il corpo umano.
Dagli astri agli animali, dagli animali alle Piante, da queste alle pietre, fino agli organi che compongono il corpo umano, esiste un legame, indicato appunto da un’impronta, da una firma, da un “segno”, che vincola tra loro le cose che hanno le medesime funzioni.
Per questa ragione una pianta con parti somiglianti a organi umani, sarebbe utile per curare o sostenere quegli organi.
 
È possibile che all’inizio la dottrina sia nata come aiuto mnemonico per il giovane medico, che veniva aiutato nei suoi studi anche da una semplice osservazione.
Così Piante dai fiori gialli, come il Tarassaco, servivano a curare l’ittero (segnatura del colore) e venivano utilizzate per i disturbi del fegato.
Grazie alla segnatura delle forme, l’Equiseto, ricordando una coda di cavallo, veniva usato come rimedio utile per i capelli o anche per le ossa perché il suo fusto ricorda la colonna vertebrale. Così una noce era associata al cervello per la somiglianza con quest’organo e utilizzata contro insonnia e ansia.
 
Con la nascita della Farmacologia e la sintesi in laboratorio dei farmaci, la teoria delle segnature cadde in disuso per la medicina.
Ma la cosa affascinante e straordinaria che rimane è che, oltre ai tanti nomi popolari delle Piante che vengono utilizzati tutt’oggi e che ricordano quelle somiglianze, effettivamente oggi sappiamo tramite la Scienza che quello che la teoria affermava era nella maggior parte dei casi vero!
Ad esempio le sostanze nutritive presenti nelle noci le rendono il cibo ideale per il cervello: la noce infatti è ricca di minerali come zinco, rame, magnesio e selenio, efficaci antiossidanti e antidepressivi e “segno” evidente di una correlazione tra forme simili.